Bonito
Bonito è uno dei più bei “balconi” dell'Irpinia: dal suo belvedere si ammira un paesaggio racchiuso dalle morbide linee delle valli dell'Ufita e del Calore, un mosaico di piccoli vitigni di Aglianico e di argentei uliveti, di distese di grano e di boschi sempreverdi.
Terra di radicate tradizioni e di antiche memorie, frequentata sin dall'epoca romana, come attestano i rinvenimenti archeologici ed il passaggio della via Appia nel suo territorio.
Punto nevralgico del borgo è il castello medievale, testimonianza della civiltà normanna che ha segnato il periodo di massimo splendore di Bonito.
Nonostante il centro storico sia stato devastato, nel corso dei secoli, da diversi eventi tellurici, si possono tuttora ammirare alcuni palazzi, vicoli e chiese che hanno conservato il proprio aspetto originario. Altri edifici sono invece stati ricostruiti ex-novo, secondo linee architettoniche moderne.
Nel territorio sgorgano numerose sorgenti, tra cui quella di Montagosto, solforosa, e la sorgente Veticale, acidulo-ferruginosa fredda, presso la quale sono stati individuati resti di antiche terme.
Tra le coltivazioni legnose predomina la coltura dell'olivo e delle viti. Eccellente è l'olio estratto dalla Ravece e dalla Ruveia, varietà rientranti nella D.O.P. “Irpinia - Colline dell'Ufita”.
Anche dai vigneti si ottiene un'ottima qualità di vino che si fregia della D.O.C.G. “Taurasi”.
Espressioni ancora vive dell'attività secolare artigianale si riscontrano nella lavorazione del ferro battuto, del legno, nella produzione di laterizi, nel ricamo e nell'uncinetto.
Bonito ha dato i natali a Federico Cassitto: scrittore, politico ed economista italiano, autore di molti studi economico-agrari ed esperto di flora e zoologia irpina e a Salvatore Ferragamo, il noto calzolaio dei sogni.
Si estende su una superficie di 18,62 Kmq e si trova ad una altitudine media di 490 metri sul livello del mare.
STORIA
I primi ritrovamenti archeologici nel territorio risalgono alla seconda metà del 1700, quando l'abate archeologo Raimondo Guarini localizzò i ruderi di una grande villa rurale romana e di un impianto termale. Dopo la distruzione di Aeclanum, ordinata da Silla alla fine della guerra sociale, le popolazioni locali dovettero subire la confisca e la distribuzione delle terre ai veterani.
Si vennero in tal modo a costituire nuovi insediamenti e villaggi sparsi anche nel territorio bonitese, attestati sia dal materiale archeologico, che dalla toponomastica di alcuni luoghi, quali contrada Vetecale (dal latino vectigal, tributo)e Montausto (da Mons Augusti).
Al II secolo d.C. risale la costruzione del Ponte Rotto o Appiano, funzionale al passaggio sul fiume Calore della Via Appia. La medesima zona dovette essere interessata, durante gli scontri tra gli Ostrogoti e gli eserciti bizantini di Belisario e di Narsete, dallo stanziamento di un accampamento dei Bizantini, come indicherebbe il nome della località "Campo dei Greci".
Numerosi reperti furono raccolti in una collezione privata, già a partire dalla seconda metà del XVIII secolo, da Romualdo Cassitto, a cui Carlo III aveva affidato la direzione degli scavi di Aeclanum. Purtroppo le vicissitudini della famiglia Cassitto portarono, già alla fine del XIX secolo, alla dispersione del materiale, solo in parte oggi reperibile presso alcune abitazioni private.
Il toponimo del paese deriva dalla famiglia Bonito, proprietaria del feudo dal XIII al XVIII secolo.
Il Castrum Boneti ebbe origine, come fortilizio militare posto a controllo della valle dell'Ufita e del Calore, verso il IX secolo. Le prime notizie certe del luogo risalgono però al 1030, allorché il vescovo Gerardo di Borgogna, futuro papa Nicola II, venne ospitato nella rocca durante un suo viaggio in terra di Apice.
Nel successivo X secolo, ed ancor più nei secoli XII-XIII, i Normanni potenziarono la struttura, che divenne castello sulla linea di confine tra il Ducato di Benevento e la Contea di Ariano. Un atto di donazione del 1141, conservato nel monastero della Santissima Trinità di Cava dei Tirreni, conferma la dominazione normanna, indicando Odo I Bonito come signore del casale di Bonito, che allora rientrava nel suffeudo di Guglielmo Gesualdo. Nel 1271 il re Carlo II d'Angiò nominò il nipote di Odo, Odo II, unico feudatario di Bonito. Successivamente il feudo vide l'avvicendarsi di numerose famiglie nobiliari: dai Tomacelli ai D'Aquino, ai de Rupt, ai Pisanello che lo detennero fino al 1674, anno in cui Giulio Cesare Bonito riportò il feudo alla famiglia Bonito (a cui apparteneva San Bonito, vescovo vissuto in Francia nel VII secolo d.C., divenuto patrono del paese).
Giulio Cesare Bonito, Marchese di Bonito e Duca d'Isola, fu Presidente della Regia Camera e Segretario del Re Filippo IV di Spagna.
Nel 1759 il feudo passò, per effetto di una permuta, a Marcantonio Garofalo. Questa famiglia si estinse con Giorgio Garofalo, morto nel 1811. Dopo la proclamazione della Repubblica Partenopea nel 1799, il paese fu oggetto di numerosi saccheggi e depredazioni da parte dell'esercito borbonico.
Diverse furono anche le società segrete e i carbonari di Bonito che aderirono ai moti reazionari del 1820-21 e del 1860.
Note
- Altitudine
- 490 metri sul livello del mare
- Latitudine
- 41°5'55"32 N
- Longitudine
- 15°0'7"92 E
- Superficie
- 18,62 kmq
- CAP
- 83032
- Prefisso telefonico
- 0825
- Nome abitanti
- bonitesi
- Santo patrono
- San Bonito
- Giorno festivo
- 15 gennaio
- Sito web istituzionale
- http://www.comune.bonito.av.it/



