Casalbore
Il borgo di Casalbore, adagiato a 620 metri sul livello del mare, sulla sommità pianeggiante di una collina lambita dalle anse del Miscano, si affianca ai ripidi pendii del monte Calvello (970 m).
Da qui lo sguardo può abbracciare il profilo del Taburno, le colline apule e i contrafforti dell'alto Sannio.
In questa terra il filo della storia si dipana attraverso millenni in modo continuo, lasciando testimonianze importantissime relative ai Sanniti, ai Romani e ai Normanni.
È a quest'ultimi che si deve la nascita dell'odierno contesto urbanistico di Casalbore con quei tratti insediativi e quelle peculiarità proprie della civiltà normanna: il castello e la cinta muraria.
Tra le evidenze monumentali ed artistiche da ammirare vi sono la torre normanna, il centro storico lastricato con pietre di calcare bianco, i palazzi signorili, la medievale Porta Fontana, il Monastero di Santa Maria della Misericordia, ricostruito interamente dopo il sisma del 1962, la chiesetta altomedievale di Santa Maria dei Bossi. Inoltre gli scavi archeologici hanno portato alla luce significative testimonianze sannitiche, tra le quali una necropoli a tumulo ed un tempio italico del IV-III secolo a.C.
Il paese è poco discosto dalla via Traiana (II secolo d.C.) ed è attraversato dal Regio Tratturo Pescasseroli-Candela.
Casalbore è conosciuta anche come "il paese delle cinquanta sorgenti" per la presenza nel territorio di numerose polle d'acqua che furono sfruttate in passato da diversi mulini; tra queste sorgenti le più famose sono l'acqua sulfurea presente in località Pietra Piccola e l'acqua solforosa-ferruginosa-sodica alle pendici del Miscano. La fertilità del suolo rende da sempre l'agricoltura il perno dell'economia casalborese, favorita pure dalla produzione della lana e di prodotti caseari e dalla lavorazione artigianale della pietra calcarea.
Tra le manifestazioni che offrono la possibilità di visitare il paese si ricordano la festa di San Michele Arcangelo (8 maggio), la festa di Santa Maria della Neve (5 agosto) e la festa di Santa Maria dei Bossi (prima domenica di settembre).
STORIA
Le prime testimonianze di una presenza umana nel territorio di Casalbore sono rappresentate da armi in selce e ceramica del neolitico antico (VI-V millennio a.C.), rinvenute nella zona di Santa Maria dei Bossi. Solo a partire dall'età arcaica si sviluppò nell'area un importante centro sannitico, posto però più in alto, in prossimità del tracciato del tratturo Pescasseroli-Candela.
Le necropoli relative a questo insediamento si estesero prevalentemente ancora più a monte, tra le attuali contrade Sant'Elia, Mainardi e Spineto. Al medesimo orizzonte culturale appartiene il santuario individuato in località Macchia Porcara, frequentato fino alla fine della seconda guerra punica (inizi del II secolo a.C.).
Il processo di romanizzazione segnò lo spostamento dell'insediamento abitativo di nuovo in basso, verso l'incrocio tra il tratturo e la via Traiana, area in cui è confermata da diversi ritrovamenti archeologici l'esistenza di un vicus.
All'età romana risale anche la costruzione del Ponte di Santo Spirito, attraversato in epoca imperiale dalla via Traiana e situato ai confini con Montecalvo Irpino.
Il toponimo del paese sembra derivare dal latino casalis (caseggiato) e albulus (bianco) poi trasformato in arburus, con accostamento ad àrbore (albero).
La prima menzione dell'abitato è contenuta nella platea dei beni della chiesa di Santa Sofia di Benevento redatta nel 452 d.C., in cui si accenna alla "Ecclesia Sanctae Mariae in Casali Albulo".
Il borgo, come entità autonoma, dovette svilupparsi durante la dominazione normanna. Tra i primi signori ad essere investiti del feudo nel corso della prima metà del XII secolo, il Catalogus Baronum menziona Alferio di Monte Saraceno, il quale sostenne la Crociata in Terra Santa, guidata da Guglielmo il Buono nel 1170, con l'invio di circa sei militi, sei servienti, diciotto cavalli e diciotto fanti.
Sotto il regno di Federico II, Casalbore fu concessa a Raimondo di Mohac. Terminata la supremazia sveva, il feudo entrò in possesso, a partire dal 1269, di Riccardo de Abijuso e Dauferio de Jacobo. Nel 1299 venne acquisito da Bartolomeo Mansella, al quale seguì il figlio Marino. Il dominio della successiva famiglia Sabrano si concluse nel 1417, quando la Contea di Ariano, di cui faceva parte Casalbore, fu donata alla famiglia Sforza dalla regina angioina Giovanna II. In seguito, il re Alfonso di Aragona si appropriò del territorio casalborese, assegnandolo allo spagnolo Innico di Guevara, a cui successe il figlio Pietro, conte di Ariano.
Il feudo di Casalbore fu venduto, infine, dalla Corte Regia nell'anno 1485 alla famiglia dei Caracciolo, che ne detenne il possesso fino alla fine della feudalità avvenuta nel 1806.
I moti reazionari del 1820-1821 videro la partecipazione di numerosi casalboresi che utilizzarono il convento di Santa Maria della Misericordia come centro della Carboneria.
Il paese è attraversato dal Regio Tratturo Pescasseroli-Candela, lungo il quale si cominciò sotto gli Aragonesi ad esigere il pagamento del pedaggio, non solo per il transito degli armenti, ma anche per le merci. La Dogana sita a Casalbore fu abolita attorno al 1570.
Per favorire ed incrementare il commercio, nel 1792 furono soppressi tutti i pedaggi del Regno.
Note
- Altitudine
- 575 metri sul livello del mare
- Latitudine
- 41° 14′ 6″
- Longitudine
- 15° 0′ 27″
- Superficie
- 27,98 kmq
- CAP
- 83034
- Prefisso telefonico
- 0825
- Nome abitanti
- casalboresi
- Santo patrono
- Madonna delle Nevi
- Giorno festivo
- 5 Agosto
- Sito web istituzionale
- http://www.comune.casalbore.av.it/



