Frigento
Uno scrigno che racchiude preziosi tesori multiformi e che si apre come un belvedere sugli splendidi panorami dell'Irpinia: questo è Frigento.
Con i suoi 911 metri sul livello del mare, il centro si erge su un promontorio tricuspide che è uno spartiacque naturale tra la valle del fiume Ufita e quella del fiume Calore.
Luogo di grande fascino paesaggistico, ricco di risorse idriche e naturalistiche, collocato in una posizione strategica per il controllo delle importanti direttrici di passaggio fra il Tirreno e l'Adriatico, ma anche terra dilaniata nei secoli da terremoti distruttivi, Frigento è memore di un passato glorioso di cui è custode gelosa.
Il centro storico, che mantiene pressoché inalterato l'impianto urbanistico antico, è un “museo a cielo aperto” che conserva un patrimonio artistico di notevole valore. Passeggiare per le vie del paese è una continua scoperta di scenari suggestivi e improvvisi scorci, che si aprono su uno dei tanti prospetti signorili dei palazzi settecenteschi dai meravigliosi portali in pietra lavorata. Si rimanere davvero stupiti per l'orgogliosa ospitalità dei proprietari che non indugiano nel mostrare i pozzi e le balaustre dei cortili interni o quei giardini “storici” nascosti dalle case antistanti che, spesso pensili e di ampie dimensioni, sono componenti integranti e caratterizzanti del tessuto urbano.
La più grande forza di Frigento è in realtà l'amore dei cittadini per il proprio paese, che si è tramutato negli ultimi anni in impegno appassionato per la tutela e la promozione del patrimonio storico e culturale. Tra i soggetti più attivi del rinnovamento continuo del comune sono soprattutto i giovani, che alla salvaguardia delle antiche tradizioni negli ultimi anni hanno congiunto nuove interessanti attività e manifestazioni.
E se tutto ciò non bastasse a stimolare la curiosità di una visita a questo luogo di fascino e cultura, nemmeno la prospettiva di poter godere di una “boccata d'ossigeno” assicurata da una qualità dell'aria attestata in documenti già a partire dalla seconda metà del XVII secolo, ci si potrebbe lasciar tentare dalla “gola”: la cucina frigentina ha piatti semplici e “poveri”, ma dai sapori intensi e originali, con l'utilizzo di eccellenti prodotti tipici della coltivazione e degli allevamenti locali, come la cicerchia e il formaggio Carmasciano, che hanno il pregio di aver mantenuto intatta la qualità di un tempo.
STORIA
Dall'età preistorica all'età romana
Grazie alle sue caratteristiche ambientali e alla sua posizione geografica il territorio di Frigento è stato da sempre sede di frequentazioni e insediamenti umani.
Sebbene scarsi e non contestualizzati i materiali preistorici rinvenuti, soprattutto fossili di animali estinti e strumenti litici, attestano una frequentazione dell'area frigentina a partire dal Paleolitico inferiore fino all'Età del Bronzo.
L'esistenza di un oppidum, un centro fortificato sannitico, in luogo della città moderna è soltanto ipotizzabile, ma sembrerebbe suffragata anche dal rinvenimento di materiali del IV secolo a.C. nei recenti scavi archeologici della Cattedrale e della Chiesa di San Pietro.
L'ipotesi sembra plausibile anche in considerazione della collocazione strategica di Frigento, che domina da un lato la Valle dell'Ufita, zona che ha restituito un cospicuo numero di necropoli sannitiche, e dall'altro l'importante santuario federale della Mefite nella Valle d'Ansanto, raggiungibile pure tramite il diverticolo di un antico tratturo che attraversava proprio il territorio frigentino.
Nella regione è attestato anche il passaggio dell'importante via Appia, sebbene non sia stato ancora possibile definirne con esattezza il tracciato. Pur essendo molto discusso dagli studiosi infatti, sembra sempre più verosimile l'esistenza di un municipium a Frigento che ben rispondeva alle esigenze di controllo dei romani di un territorio ad essi tradizionalmente ostile. Tanti sono gli indizi che portano verso questa direzione: innanzitutto l'eccezionale complesso delle “cisterne romane” nel cuore del centro storico di Frigento, poi il rinvenimento in più punti della città di strutture e materiali di età romana, come a esempio gli ambienti termali e i mosaici pavimentali in via San Pietro, infine il gran numero di elementi di reimpiego in costruzioni di epoche successive. Tra questi ultimi un posto speciale occupano le iscrizioni, soprattutto quella che menziona magistrati che hanno contribuito alla costruzione di una città e dei suoi edifici, che potrebbe riferirsi proprio al municipium frigentino.
Sicura è invece la presenza romana nel territorio di Frigento, documentata anche da una serie di cippi relativi alla divisione agraria. In questo periodo si consolidò il sistema produttivo romano basato sulla presenza di ville rustiche o fattorie, testimoniate da evidenze archeologiche sparse un po' dovunque sia sul versante del Fredane che dell'Ufita, tra cui si segnalano quelle di un insediamento di sicura rilevanza in località San Leucio.
L’età medievale
Prima con i Longobardi e poi con i Normanni la città godette di una rinnovata importanza grazie alla sua posizione strategica e naturalmente difesa, in un periodo in cui gli insediamenti arroccati vennero preferiti a causa della difficile gestione del territorio, sia sotto il profilo militare che per l'impaludamento delle pianure dovuto al decadimento dei sistemi di irreggimentazione.
L'antica Frequentum venne menzionata per la prima volta nell'importante documento del 848-849 redatto da Ludovico II che sanciva la ripartizione del ducato di Benevento e di Salerno, in cui proprio il crinale frigentino venne posto a confine tra i due principati.
Dopo la conversione dei Longobardi al cristianesimo, nel cuore del borgo medievale venne costruita la nuova chiesa madre sul luogo di un precedente edificio religioso paleocristiano, mentre sulla fortezza del Pesco venne eretta una chiesa dedicata all'Arcangelo Michele.
È questo il momento in cui si struttura i il rapporto della città con il suo territorio, che avrà sempre rilevante importanza per Frigento. Le diverse forme di utilizzo del territorio rimasero infatti sostanzialmente invariate per tutto il Medioevo fino all'età moderna, attraverso un sistema di casali a valle dipendenti dalla città in quanto sede dei proprietari latifondisti.
A partire dal X secolo si instaura anche l'alterno rapporto di dipendenza e supremazia tra Frigento e la vicina Gesualdo, quando Guglielmo Gesualdo si autoinsignisce del titolo di Toparca di Frigento inaugurando una sequenza di feudatari gesualdini che, tranne per brevi periodi, ne mantennero la proprietà sino agli inizi del XVII secolo.
Sotto il Pontificato di Leone IX, tra il 1058 e il 1061, la città divenne sede vescovile a seguito dello spostamento della diocesi da Quintodecimo, l'antica Mirabella Eclano, a Frigento.
Dalla crisi del ‘300 ai giorni nostri
Il lungo periodo di crescita e prosperità di Frigento in età medievale venne interrotto intorno alla metà del XIV secolo da una terribile epidemia di peste nera e dal rovinoso terremoto del 1456. Frigento, teatro di battaglia anche delle devastanti guerre tra Angioini e Aragonesi, ne uscì profondamente sconvolta e ridotta a poco più di un villaggio scarsamente abitato, tanto che Papa Paolo II decise di unire la diocesi frigentina a quella di Avellino “aeque principatiler”, cioè della stessa importanza.
La decadenza del centro continuò inarrestabile: il Seicento fu un secolo difficile per Frigento che fu provato ancora da 2 terremoti distruttivi e da un'altra pestilenza. La ripresa economica e demografica avvenne soltanto nella seconda metà del XVIII secolo, come programma di ricostruzione in seguito al grave terremoto del 1732. È a quest'epoca che si devono la ricostruzione dell'ex Cattedrale, la chiesa di Santa Maria Assunta, grazie alla volontà del vescovo Giovanni Paolo Torti Rogadeo e soprattutto la costruzione dei numerosi palazzi gentilizi, ornati di portali in pietra di fine fattura che ancora oggi si possono ammirare nel centro storico frigentino.
Già agli inizi dell'Ottocento però, contemporaneamente all'abolizione della feudalità avvenuta nel 1806, comincia un nuovo periodo di crisi e la città viene privata della sede vescovile e dei suoi casali; le difficili condizioni di vita e altri terremoti causarono nel secolo scorso un importante flusso di emigrazione della popolazione frigentina.
L'ultimo devastante sisma del 1980 ha determinato però un notevole impulso di rinascita, caratterizzato dalla ricostruzione e dal restauro dei tesori storico-artistici e dal forte impiego di forze ed energie collettive per lo sviluppo e la promozione della città.
Note
- Altitudine
- 911 metri sul livello del mare
- Latitudine
- 41°0'44"28 N
- Longitudine
- 15°6'2"16 E
- Superficie
- 37,75 kmq
- CAP
- 83040
- Prefisso telefonico
- 0825
- Nome abitanti
- frigentini
- Santo patrono
- San Marciano
- Giorno festivo
- 14 giugno
- Sito web istituzionale
- http://www.comune.frigento.av.it/



