Tu sei qui: Portale » Terre d'Irpinia » Comuni » Grottaminarda

Grottaminarda

Il Comune di Grottaminarda prende il suo nome dalla cripta di Sant’Angelo; il suo toponimo è infatti composto da “grotta” (latino crupta) e da un nome medievale di persona Maynardus (da cui Minarda, di origine germanica e di significato oscuro, aggiunto al primo agli inizi del XIII sec.).
Il paese, situato lungo un importante snodo viario, su una dorsale posta presso la media valle dell’Ufita, fin dall’antichità ha costituito un passaggio importante dal Tirreno all’Adriatico grazie alla presenza di vie di comunicazione riprese in epoca romana da una variante dell’Appia e in seguito dalla Nazionale delle Puglie.
Grottaminarda rappresenta oggi un punto di riferimento per tutto il circondario ed è un centro economico di rilievo grazie ad una ricca produzione agricola dovuta ad un territorio molto fertile.

STORIA

Il territorio è stato frequentato fin dal V- IV millennio a.C., periodo a cui risalgono ritrovamenti di ceramica impressa di impasto grossolano recuperati nelle campagne; alla fine dell’età eneolitica, fine IV inizi III millennio, si riferiscono numerose ceramiche d’impasto bruno e svariati strumenti in selce garganica, come raschiatoi e coltelli, attrezzi utilizzati durante le attività quotidiane e che testimoniano la presenza di una comunità stabile dedita ad attività di scambio sfruttando i percorsi naturali. L’antico centro risulta frequentato per tutta l’età del Bronzo e del Ferro come testimoniano i diversi rinvenimenti che dimostrano anche una economia basata quasi esclusivamente sulla pastorizia e sulla agricoltura. La scoperta di tombe sannite, risalenti al V-IV sec. a.C., con all’interno corredi funerari costituiti da vasellame a vernice nera, attesta la nascita di piccoli insediamenti rurali costituiti da unità abitative; inoltre il recupero di pesi fittili da telaio, per lo stesso periodo, testimonia oltre la pratica dell’allevamento anche la lavorazione della lana che probabilmente era oggetto di scambio con l’Apulia. In epoca romana l’antico territorio rientra sotto la giurisdizione di Aeclanum, vicina colonia, ed è caratterizzato dalla presenza di diverse ville rustiche.
In epoca medievale, al tempo del principe Longobardo di Benevento, Arechi II, alla fine del VIII sec., nasce l’originario nucleo abitativo di Grottaminarda costituito dal rione Fratta, dalla cripta cioè la grotta di Sant’Angelo, santo venerato dai Longobardi, e dal castello.
Sul finire dell’VIII sec. la piccola località fortificata di Grottaminarda apparteneva al ducato Longobardo di Benevento; sotto la dominazione bizantina, alla fine del IX sec. si ebbe un ulteriore sviluppo insediativo a vicoli paralleli che sorsero dietro la chiesa di Santa Maria. Nel XI sec. i Normanni eressero una potente contea che si estendeva dalla Puglia alla Campania fino alle porte di Benevento e che ebbe la sua sede in Ariano Irpino. I Normanni iniziarono le loro scorrerie nei territori Longobardi a sinistra dell’Ufita e contro la stessa Benevento, la quale per difendersi chiamò in aiuto papa Leone IX il quale approfittò della situazione per avviare la sottomissione della città al dominio della Chiesa; tuttavia l’esercito papalino venne sconfitto dai Normanni e con papa Nicolò II la Chiesa iniziò una nuova organizzazione religiosa del luogo con l’intento di contrastare l’avanzata della chiesa di rito greco. Nella valle dell’Ufita vennero create numerose diocesi, sconvolgendo l’antico assetto che per secoli aveva trovato nella diocesi di Eclano l’unico punto di riferimento religioso. Tra le nuove diocesi che presero il posto di quella di Eclano vi era quella di Ariano Irpino affidata al vescovo Mainardo, quella di Frigento che incorporò i territori di Grottaminarda, Mirabella, Taurasi e Fontanarosa, assegnata al vescovo Engellino, le diocesi di Trevico, Bisaccia, ecc.
Tale sistema aveva bloccato il diffondersi della chiesa bizantina in Irpinia e le sue antiche cappelle furono sempre più disertate per timore, mentre i dipinti raffiguranti Madonne nere bizantine furono mantenute segrete fino alla prima metà del XII sec.
Per intervento del vescovo Mainardo i rapporti tra i Normanni e la Chiesa di Roma furono ristabiliti per mezzo di donazioni di terre alle chiese e alle abbazie benedettine da parte dei normanni; in queste donazioni rientrano anche alcuni terreni grottesi della contrada di San Pietro concessi a Venosa e Santa Sofia dal vescovo Engellino.
Il paese di Grottaminarda è stato oggetto di numerose lotte baronali fino a quando fu assegnato dal re Ruggero ai d’Aquino con i quali ebbe inizio il lungo e secolare dominio della famiglia di San Tommaso, durato senza interruzione fino al 1528. Un secolo più tardi, ovvero nel 1648, molti grottesi parteciparono ai moti popolari di Masaniello, unendosi per quattro giorni all’assedio della vicina Ariano. Pochi anni dopo, nel 1656, oltre un migliaio sono i morti a causa dl contagio della peste che in quell’anno si diffuse in tutto il regno di Napoli e che provocò a Grottaminarda un notevole spopolamento (da 2046 a 552). Nel decennio successivo, probabilmente a causa degli alti tributi richiesti dal governo spagnolo, si formarono nelle campagne gruppi armati di briganti che resero insicura la via che da Napoli conduce in Puglia. Il paese fu distrutto interamente dal sisma che colpì l’Irpinia nel 1694 e incamerato dalla corte regia; fu venduto dal vicerè di Napoli nel 1698 per 100.000 ducati al signore pugliese Giovan Battista della Posta, il cui figlio Pietro, per aver aiutato il governo austriaco, ricevette in cambio nel 1716 il titolo di duca. Nel 1729 il nobile sannita Baldassarre Coscia di Paduli ottiene il ducato di Grottaminarda che, sei anni più tardi, ospiterà nel suo palazzo il re di Napoli Carlo III di Borbone.
Il fenomeno del brigantaggio del 1860-1870 risparmia quasi del tutto il paese irpino, la cui popolazione è in continua crescita numerica, tanto che passa dai 4370 abitanti del 1863 ai 5042 del 1881, con notevoli riscontri anche sullo sviluppo urbano del centro. Agli inizi del XX secolo una forte migrazione di massa verso le Americhe spopola le campagne; inoltre nel 1918 un’epidemia spagnola provoca centinaia di vittime nella zona.

Note

Altitudine
405 metri sul livello del mare
Latitudine
41°4'14"52 N
Longitudine
15°3'35"28 E
Superficie
28,94 kmq
CAP
83035
Prefisso telefonico
0825
Nome abitanti
grottesi
Santo patrono
San Tommaso d'Aquino
Giorno festivo
7 marzo
Sito web istituzionale
http://www.comunedigrottaminarda.it/
Torna su

Stemma Provincia di Avellino Stemma Regione Campania Logo unione Europea
PROGETTO COFINANZIATO DALL’UNIONE EUROPEA P.O.R. Campania 2000-2006