La necropoli eneolitica
Le sepolture della necropoli in località Madonna delle Grazie sono scavate nel tufo e hanno l'ingresso attraverso un pozzetto circolare che conduce a una o due celle chiuse da un lastrone. All'interno ospitavano per lo più sepolture collettive con diversi inumati, i cui resti insieme al corredo venivano spostati nel tempo in fondo alla cella per far posto a nuove sepolture di individui appartenenti verosimilmente allo stesso nucleo familiare. Sono state trovate anche sepolture con due soli individui e una singola. Il rituale e il corredo della necropoli rimandano alla cultura del Gaudo, caratteristica della Campania nell'Eneolitico medio, il cui nome deriva dalla località Gaudo presso Paestum, e collocabile cronologicamente nel III millennio a.C. Conformemente all'uso di questa cultura dunque, la posizione di molti dei defunti di Madonna delle Grazie è prevalentemente in posizione rannicchiata e il corredo è composto di vasi d'impasto di forme tipiche quali olle, brocche, tazze e le cosiddette saliere o le pissidi con il particolare coperchio “a tenda”; la decorazione è soprattutto impressa lineare o a punteggio e cordoni.
Nel museo Irpino è stata ricomposta la sepoltura più celebre tra queste, quella cosiddetta del capo-tribù, che rappresenta l'unica deposizione singola, la cui tomba all'interno della necropoli risulta in una posizione palesemente sovrimposta rispetto alle altre. In essa il defunto è sepolto accanto ad un cane e ha un corredo molto ricco composto da quattro grandi brocche sferoidali, molti strumenti in selce, prevalentemente pugnali e punte di freccia, tre pugnali, una piccola ascia in metallo e soprattutto un particolare arnese in pietra definito “bastone di comando” che suggerisce ancor più la differenza di rango di questo individuo, maschio adulto, rispetto agli altri inumati.
Oggi le tombe a grotticella sono ancora visibili in loco, anche se sono in fase di restauro e sono visitabili solo su richiesta.
Gli scavi
A Mirabella Eclano in località Madonna delle Grazie, su un ampio terrazzo in una stretta valle al confine con il comune di Taurasi, per secoli è stata sfruttata una cava di tufo che molto probabilmente ha distrutto gran parte di quella che un tempo doveva essere una necropoli piuttosto estesa. Solo a partire dagli anni Venti del secolo scorso si intraprese il recupero dei materiali provenienti dalla progressiva distruzione della necropoli che furono portati al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, dove oggi sono ancora esposti.
La prima campagna di scavo regolare, ad opera di Giovanni Oscar Onorato, risale agli anni 1958-1960. In quell'occasione egli scoprì e scavò alcune tombe, in particolare la famosa tomba cosiddetta del capo-tribù che presenta caratteristiche di particolare rilievo e un corredo che sembra indicare una distinzione sociale e di rango rispetto agli altri individui sepolti; i risultati di questo scavo sono rimasti purtroppo pressoché inediti per la tragica prematura scomparsa dello studioso, ma i reperti venuti alla luce sono visibili ora presso il Museo Irpino di Avellino. Ad oggi sono venute alla luce numerose altre tombe a grotticella scavate nel banco di tufo, grazie alle indagini che si sono succedute negli anni nell'ambito delle attività di tutela della Soprintendenza per i Beni Archeologici di Salerno, Avellino e Benevento. Tra le varie indagini citiamo quella del 1972 condotta da B. D'Agostino, che eseguì diversi saggi in occasione della costruzione di una casa, e la successiva tra 1994-1995 adiacente la chiesa della Madonna delle Grazie. Infine la campagna di scavo più recente finalizzata al restauro, recupero e riqualificazione dell'intero sito ha reso possibile approfondire lo studio di quanto già conosciuto, individuare nuove tombe e delimitare meglio la parte ancora conservata della necropoli.



