Villanova del Battista
Villanova del Battista è un comune dell'Irpinia nord-occidentale posto al confine con il territorio pugliese, con poco più di 2000 abitanti e un'economia prevalentemente agricola, sviluppata da aziende di piccole dimensioni per la maggior parte di natura cerealicola.
Il piccolo centro si adagia su tre colli, San Nicola, Costa delle Rose e Spina Taverna, a 746 metri sul livello del mare. Il territorio intorno, lambito dal torrente Fiumarella da tutti conosciuto come “Jumara”, si caratterizza per le morbide increspature di colline e promontori e da più di 50 ettari di bosco che ricoprono le alture, rendendo l'aria salubre e offrendo l'occasione per lunghe passeggiate ed escursioni.
Villanova è quindi il luogo ideale per chi vuole vivere un'esperienza di contatto reale con la natura. I vasti paesaggi che si possono godere dai moltissimi punti di osservazione offrono emozioni davvero mozzafiato: estesi campi macchiati dall'oro del grano o dai colori scuri dei terreni lavorati, meravigliosi scenari innevati d'inverno, stupendi tramonti…
Passeggiando attraverso i vicoli del centro storico, sostando nelle sue piazzette alberate e terrazzate, respirando l'aria rarefatta e non inquinata, si ha l'impressione di poter tornare un po' indietro nel tempo, in una dimensione scandita da una vita semplice dai ritmi più umani.
L'improvviso apparire della fila di casette asismiche in fondo a Via Dalmazia, lo stagliarsi della moderna architettura della Chiesa di Santa Maria Assunta tra la semplice tradizionale edilizia di Piazza Aldo Moro o il reimpiego di un'artistica balconata settecentesca in ferro battuto sul prospetto di una modesta costruzione, raccontano però ferite profonde di un passato doloroso: una storia fatta di distruzioni e ricostruzioni per i rovinosi terremoti che più volte hanno squassato queste terre, minando l'identità e la memoria di un grande patrimonio di uomini, documenti ed edifici.
Tangibile è allo stesso tempo l'amore dei villanovesi per la loro città, che ogni volta hanno pazientemente ricostruito con ferrea volontà e autentica passione: un progetto di continua rinascita, come quello simboleggiato dal bel Murales “La Pace” dipinto in Corso Vittorio Emanuele da Ciro Adrian Ciavolino.
STORIA
A causa dei rovinosi terremoti e delle guerre che hanno più volte nei secoli distrutto il paese insieme a municipi, chiese ed archivi, si è persa memoria di gran parte della storia plurisecolare di Villanova.
Sicuramente però la sua posizione centrale tra il Mar Tirreno e l'Adriatico deve avere reso il centro strategicamente rilevante fin dall'antichità: prova ne è il passaggio nel suo territorio di importanti direttrici di transito quali il Regio Tratturo e l'Aurelia Aeclanensis.
Soltanto ipotizzabile è l'esistenza di un centro in età sannitica e romana ; attraverso brevi notizie ricavate da documenti antichi si possono invece ricostruire a grandi linee le vicende di Pulcherino, l'antico nome del paese, nel Medioevo.
Nell'XI secolo il territorio faceva parte del contado di Ariano che prima di essere conquistato dal normanno Roberto il Guiscardo era possesso del conte Gerardo di Buonalbergo.
Successivamente divenne feudo di Roberto di Caserta, della famiglia dei Sanseverino, mentre con gli Svevi venne acquistato dalla famiglia Mascambruno. Quando nel 1269 Giovanni Mascambruno si schierò con il re Manfredi, Carlo I d'Angio gli confiscò le proprietà donandole alla nobile Ada de Bruveriis. Da allora il feudo venne aggregato alla Baronia di Vico e passò sotto il dominio di diversi feudatari legati alla casa reale angioina prima e aragonese poi.
Dalla ricostruzione cinquecentesca ai giorni nostri
La profonda crisi del XIV secolo colpì profondamente anche Polcarino, che subì un tracollo demografico e una destrutturazione economica. Distrutto completamente dal rovinoso terremoto del 1456, il paese fu ricostruito dal nuovo signore, il potente Principe di Altamura Pirro del Balzo, che lo aveva ricevuto in dote dalla moglie Maria Donata Orsini, ripopolandolo con un gran numero di genti di provenienza albanese allora definite genericamente “Schiavoni”. È questo un momento rilevante per la storia di Villanova, destinato a segnare strutturalmente per lungo tempo le sorti della piccola comunità, soprattutto in relazione all'incontrollato ed oppressivo potere economico-sociale del signore verso i suoi vassalli, che determinò un impoverimento progressivo delle terre e della popolazione.
Una ristrutturazione e un potenziamento del vecchio paese, seppur modesti, avvennero tra la fine del `500 e l'inizio del `600 da parte dei nuovi feudatari, i baroni Magnacervo; nel 1645 Filippo IV d'Asburgo concesse al nobiluomo spagnolo Giovanni Ossorio y Figueroa, insieme alle terre, il titolo di marchese di Villanova, possedimenti che la famiglia mantenne fino all'abolizione della feudalità avvenuta nel 1806.
Nel secolo scorso la storia di Villanova è stata caratterizzata da gravi eventi luttuosi: oltre alle due guerre mondiali, ben tre terremoti hanno segnato la vita del paese, in particolare quello del 23 luglio 1930, che per la sua intensità ha avuto conseguenze disastrose, seminando un gran numero di vittime e distruggendo quasi completamente i fabbricati cittadini e le case rurali.
Le oggettive difficoltà economiche che hanno caratterizzato la vita di Villanova negli anni successivi hanno generato un grande flusso migratorio verso il Nord Italia e l'estero, che negli ultimi anni ha assunto il volto di un fenomeno particolare, definibile come “ emigrazione stagionale”: per molti mesi dell'anno giovani e casalinghe si trasferiscono a lavorare nelle strutture turistico-alberghiere delle zone alpine d' inverno e della Romagna d'estate.
Da Pulcherino a Villanova del Battista
Almeno fino a tutto il Medievo Villanova del Battista era denominata “Pulcherino” attestato in diversi documenti in una molteplicità di varianti : Polcarino, Polkarneni, Porcarino, Porcherino etc.
Molte sono state le ipotesi proposte per l'etimologia di questo nome. C'è chi vuole che derivi dal nome del console romano Pulcher Herrenius, attestato però in un' iscrizione rinvenuta nel territorio di Gesualdo; altri pensano invece al termine latino “pulcherrimus”, “bellissimo” ovvero a “porcarium”, parola che indicava il recinto e il pascolo per porci, ipotizzando perciò la presenza in questa zona di un latifondo specializzato nell'allevamento dei suini.
Di recente è stata proposta la derivazione da “Polcaro” come deformazione di “Bulgaro”, termine che farebbe riferimento alla terra di provenienza di un comandante mercenario a cui i Longobardi avevano assegnato l'antico territorio villanovese.
Non esiste documentazione certa che stabilisca quando l'antica Pulcherino divenne Villanova del Battista: probabilmente il cambio del nome si verificò dopo la ricostruzione del paese ad opera di Pirro del Balzo, in seguito al terremoto del 1456.
Certo è che in un documento del 1532 il paese veniva citato per la prima volta come “Villa” oltre che con la vecchia denominazione di Porcarino.
A “Villa” in seguito si aggiunse l'aggettivo “Nova”, che ben presto divenne “Villanova”, come documentano alcuni atti parrocchiali del 1620. Il nuovo toponimo convisse a lungo con quello originario, affermandosi definitivamente solo nel `800, quando con Regio Decreto del 1862, per distinguere il paese dagli altri con lo stesso nome, si arrivò alla forma definitiva di “Villanova del Battista, in onore del santo Patrono.
Note
- Altitudine
- 742 metri sul livello del mare
- Latitudine
- 41° 7′ 0″ N
- Longitudine
- 15° 10′ 0″ E
- Superficie
- 20 Kmq
- CAP
- 83030
- Prefisso telefonico
- 0825
- Nome abitanti
- villanovesi
- Santo patrono
- San Giovanni Battista
- Giorno festivo
- 29 Agosto
- Sito web istituzionale
- http://www.comune.villanovadelbattista.av.it



