Il viceregno spagnolo
Alla fine del 1400 si era oramai al tramonto definitivo del Medioevo e, in seguito alla conquista definitiva del Regno da parte degli spagnoli, il territorio irpino aveva subito importanti trasformazioni dal punto di vista politico-istituzionale. Tuttavia le vicende belliche, le epidemie e i frequenti terremoti da un lato e la crisi generale del sistema economico medievale avevano determinato una grave crisi demografica e la destrutturazione dei centri abitati minori, le cui ripercussioni non avevano tardato a farsi sentire soprattutto sul sistema produttivo.
In conseguenza di ciò, il territorio irpino rientrante nel Regio Tratturo, che all'inizio del Cinquecento era ancora compreso in gran parte nella diocesi arianese costituita da circa tredici centri, già dalla seconda metà del secolo era tornato ad essere un'area semi-deserta e dalla bassissima densità demografica. L'unico centro che, al contrario, sembrerebbe aver vissuto in questo stesso periodo una fase di particolare prosperità fu proprio Ariano. La pace esterna e interna assicurata dal dominio spagnolo e soprattutto la costruzione della nuova strada regia delle Puglie erano stati, infatti, elementi che avevano favorito, a differenza degli altri centri abitati, una notevole ascesa economica e demografica del centro. Esso costituiva, pertanto, il maggior centro abitato della provincia di Principato Ultra e tale sarebbe rimasto per tutta l'età moderna, sino a quando, alla fine del Settecento, sarebbe stato raggiunto dal centro di Avellino.
Con la decadenza del vicereame spagnolo e la fine della monarchia, la funzione di difesa dei castelli andò progressivamente scemando e le strutture subirono sostanziali cambiamenti, trasformandosi in vere e proprie residenze signorili: le risorse belliche vennero abbandonate, i fossati furono riempiti di terra o convertiti in giardini e i ponti levatoi furono sostituiti da ponti fissi.



